Siria - i dimenticati di Azaz - Michele Pero, fotografo professionista: fotogiornalismo e reportage per l'editoria
 
Michele Pero, fotografo professionista. Specializzato in fotografia di matrimonio e cerimonia, reportage, riproduzioni d'arte e fotografia pubblicitaria

Siria - i dimenticati di Azaz

Campo profughi di Azaz, confine siriano. I profughi di Aleppo hanno perso la casa durante i bombardamenti di Assad. Sono scappati dalle macerie della guerra con gli abiti che avevano addosso in quel momento, senza documenti, senza beni personali, senza alcun altro avere che sé stessi. La loro meta era il confine, distante solo poco più di un'ora di macchina. La loro speranza era di poter entrare in Turchia e ricevere assistenza come rifugiati. Ma, dopo un primo numero di profughi che sono stati accolti dal governo turco e stanziati nel moderno ed attrezzato campo di Kilis, la Turchia ha chiuso le frontiere e i successivi profughi si sono dovuti accalcare alla frontiera siriana, nel cosiddetto campo di Azaz.
Qui stazionano da almeno tre mesi circa settemila persone. Hanno dormito all'aperto fino a poco tempo fa, occupando gli hangar della dogana siriana, trovando rifugio sotto i camion o sotto ripari di fortuna.
Verso la metà di Novembre 2012 sono arrivate le tende donate dalla Mezzaluna Rossa del Qatar, ma le condizioni di vita al campo permangono durissime. I pasti al campo sono provvisti da organizzazioni di volontariato e non governative, come IHH, che preparano i pasti per tutti nell'improvvisata cucina da campo, sotto un capannone. Tuttavia il cibo non è sufficiente.
Non c'è corrente elettrica, l'acqua per lavarsi scarseggia. Inoltre le tende non sono impermeabili e molte famiglie si sono ritrovate l'acqua sul pavimento. Alcuni hanno dovuto abbandonarle.
La vita al campo è condizionata dal sole. Si va a letto al crepuscolo, si vive dentro la tenda a lume di candela, ci si sveglia all'alba. Si dorme come si può, all'umido, al freddo. I bambini, i ragazzi e chiunque possa farlo, va in cerca di legna nei campi intorno ma la legna scarseggia. Si bruciano erbe secche nei barattoli di latta adibiti a bracieri per scaldarsi come si può.
Tutta questa gente è concorde in una cosa: che sono stati dimenticati. Non possono più uscire dal loro Paese, non hanno più una casa dove tornare. E il mondo là fuori non sembra curarsi di loro.



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