La festa dei Bektashi - Michele Pero, fotografo professionista: fotogiornalismo e reportage per l'editoria
 
Michele Pero, fotografo professionista. Specializzato in fotografia di matrimonio e cerimonia, reportage, riproduzioni d'arte e fotografia pubblicitaria

La festa dei Bektashi

Sul picco più alto del monte Tomor, Albania centrale, sepolto in una piccola teqe, Abaz Alì, il fratellastro di Maometto, riposa in pace. Ogni anno migliaia di pellegrini della setta Bektashi si ritrovano qui per celebrare la loro festa più importante di tutto l’anno
Arrivati a bordo delle loro Jeep, si accampano al passo di Kulmak, giusto sotto il picco del monte Tomor, accanto alle cinque tombe dei dervisci fondatori del bektashismo albanese. Ogni famiglia compra un agnello dai pastori arrivati con i loro greggi per l’occasione. Il sacrificio dell’agnello è un rituale peculiare di questa festa. Migliaia di agnelli vengono sgozzati da esperti macellai in un apposito macello situato proprio vicino al campo, in un carosello continuo di sgozzamenti che va avanti giorno e notte per tutta la durata della festa. I fedeli devono segnarsi la fronte col sangue fresco dell’agnello appena sgozzato, in segno di purificazione.
I bektashi, una piccola setta sciita (Sufi) dell’Islam, è una enclave che ha resistito al comunismo in Albania. Le poche regole della seta sono perfette per l’albanese che non tollera imposizioni. I bektashi possono bere alcol, possono fumare e non hanno restrizioni come i loro fratelli integralisti. Sono tenuti ad un comportamento civile e tollerante verso gli altri, nel rispetto delle “parole d’oro” del fondatore della setta Haci Bekta? Veli. Le regole appaiono molto simili ai Dieci Comandamenti del Cristianesimo, ai principi del Buddismo e dell’Induismo. Per questo la terza parte dell’agnello arrostito deve essere data in segno di carità al prossimo.
Alla fine di una settimana di festa ininterrotta, il capo della setta, il Dede Baba Haxhi Reshat Bardhi, “il padre di tutti i nonni”, arringa la folla. Il suo vice, il Baba Edmund, amichevolmente chiamato Babamundi dai fedeli, ex generale dell’esercito albanese, guida spirituale del bektashismo, incontra i fedeli che gli pongono questioni spirituali. Lui risponde, consiglia, prega per loro. Un giorno sarà lui il nuovo Dede Baba.


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