WhatsApp vs Telegram

Ebbene si. Ho deciso di chiudere il mio account WhatsApp. Quali sono i motivi? Diversi. Il più importante dei quali è il tempo e l’attenzione che mi costringe a dedicargli. Questo non va d’accordo con la tecnologia e con il ruolo che essa deve rivestire nella nostra vita quotidiana. Credo che nessuno possa darmi torto se affermo che la tecnologia ci deve rendere la vita più semplice. La tecnologia ci deve liberare dai legami, dagli ostacoli, dagli impedimenti. La tecnologia deve fare le cose in meno tempo di quello che ci voleva prima, deve accelerare qualsiasi azione o meccanismo. Altrimenti che ci sta a fare la tecnologia?

WhatsApp è una app lenta, che implementa filtri di privacy obbligatori che io non ho richiesto (per quanto di “privacy” dentro a WhatsApp non ce n’è affatto) e mi obbliga a molti click sul mio tastierino. Pretende che il mio telefono sia aggiornato, che il mio sistema operativo sia aggiornato, cioè pretende che il mio intero mondo sia costantemente aggiornato per fare piacere a lei.

Il primo motivo per cui lascio WhatsApp sta nel suo meccanismo di funzionamento. Almeno, per come è stato modificato da Facebook quando ne è diventato il padrone.
Avete notato cosa succede quando arriva un messaggio? “Ding” (o dong, o quello che avete come suoneria). La nostra attenzione va al telefono. Lo si cerca, lo si prende, lo si risveglia se lo schermo è andato a dormire, e appare un messaggio: “WhatsApp message from: Tizio”
Cioè, Tizio mi avrebbe mandato un messaggio. Che messaggio? Quanti problemi ci saranno mai a farmelo leggere subito a schermo chiuso? Muore qualcuno nel mondo se accadesse?

Allora, lo schermo è chiuso, il messaggio non può apparire per via delle implementazioni obbligatorie di privacy che Facebook ha deciso per noi. Grazie Facebook, ma… io non te l’ho chiesto. Perciò ora io devo:
1. sbloccare il telefono;
2. attendere che WhatsApp parta;
3. visualizzare la mia lista di chats;
4. aspettare che Internet faccia il suo dovere e mi aggiorni la chat list;
5. attendere la spunta sul messaggio di Tizio e – finalmente – arrivano due righe di preview del messaggio.

Le due righe che mi sarebbero state utilissime per capire di che si trattava se solo fossero apparse subito col Ding (o Dong) all’arrivo della notifica. Così avrei potuto subito leggere il mio messaggio senza dover fare alcuna azione, senza distrarmi più del necessario.
Avrei potuto capire subito se si trattava di una cosa importante che necessitava di una mia azione immediata oppure se era un messaggio di qualcuno che aveva solo voglia di fare due chiacchiere e passare cinque minuti in chat.

Magari sto lavorando. Magari sto correndo per un appuntamento. Magari mio sta scrivendo il tipo che mi aspetta. Siamo nel 2016. Perché mi dovrei fermare, distrarmi da quello che sto facendo per dedicare parte della mia attenzione a WhatsApp? È solo una app che avrebbe dovuto migliorare e velocizzare la mia interazione col mondo. Non costruire un percorso ad ostacoli. Ma che ce l’ho a fare uno smart-phone se devo acconsentire a tutto questo?

Mi stai inviando un SMS? Mi arriva e lo vedo a schermo chiuso. Pochissima attenzione dedicata, messaggio ricevuto. Mi vuoi mandare un iMessage? Lo vedo a schermo chiuso. Idem come sopra. Mi mandi un WhatsApp? Gli devo dedicare un monte di attenzione. Magari sto guidando, e quei 30 secondi di attenzione in più, non ce li ho. Non me li posso prendere. Più spesso accade che arrivo fino ad aprire la chat, ma, con INternet lento che qui in Italia non c’è mai modo, mi stanco e lascio cadere il telefono, aperto. Il messaggio arriva dopo. Io non lo vedo ma quello che invia riceve la fatidica notifica della doppia spunta. Crede che io l’abbia letto. E invece no. Lo schermo si riblocca dopo poco e siamo peggio che punto e a capo. Il messaggio non l’ho letto ma Mister Genio della Tecnologia WhatsApp dirà di si a tutti. Genio!

WhatsApp è un sistema burocratico, macchinoso, arcaico e lento. È una involuzione tecnologica. Non a caso c’è Facebook dietro. Ovvero il sistema social più complesso al mondo, fatto di ragnatele dove intrappolare più azioni possibili da parte dell’utente. Contano anche quanti minuti o secondi attendi a fare una qualsiasi cosa. Loro possiedono i server WhatsApp dove noi scriviamo le nostre cavolate dalla mattina alla sera. Potete stare certi che ci leggono anche le virgole. Avrebbero speso 19 miliardi di dollari per darci la libertà di usare la loro app in totale segretezza? Ma per piacere…!
Nel peggiore degli scenari, che accadrà sicuramente (perché la Storia si ripete sempre) il Grande Fratello ti verrà a bussare alla porta, ti porterà dentro una stanza senza finestre e ti interrogherà per 48 ore su una frase che manco ricordi ma che hai scritto in una chat WhatsApp. È già successo nella storia recente del mondo. Nella ex DDR, nella ex Jugoslavia, in tutto l’ex blocco sovietico. In Corea del Nord e in Cina accade ancora oggi, ogni giorno. Perché WhatsApp dovrebbe restarne fuori?

Veniamo a Telegram.

L’ ho installato velocemente. Non mi ha detto che dovevo cambiare il telefono. Non ha voluto che aggiornassi il mio sistema operativo. Non ha fatto questioni di privacy per conto mio, senza che nessuno lo interpellasse. E finalmente mi appaiono i messaggi a schermo chiuso.
C’è anche la versione Telegram Desktop. Posso scrivere messaggi agevolmente dal Mac (come faccio già da anni con iMessage). Veloce da installare, subito attiva.
Come? Ce l’ha anche WhatsApp? Ma certo, certo. Solo che per attivarla devi passare per il suo assurdo sistema di privacy e autenticazione per cui devo fare una foto al loro QR con la mia WhatsApp. Solo che… dov’è la funzione fai-la-foto-al-QR nel mio WhatsApp? Non c’è. Ce l’hanno solo gli utenti con l’ultimo sistema operativo e quindi con l’ultima versione aggiornata di WhatsApp. E siamo daccapo. Vogliono che cambi il telefono e il sistema operativo. No, grazie. Non ci sto.

Telegram è l’esempio di come dovrebbe essere una app di messaggistica. Si possono mandare foto, messaggi vocali, tutto. È la più veloce sul mercato. Vuol dire che gli sviluppatori hanno fatto un buon lavoro sfruttando al meglio le ultime tecnologie. E questo va d’accordo con me. Mi velocizza lo scambio di messaggi. Mi semplifica le azioni. Mi libera la mente e la mia attenzione perché ne richiede pochissima. Il minimo indispensabile.

È più sicura e “privata” di WhatsApp. Non c’è Facebook dietro. E neanche gli “azionisti” di Facebook… Quando cancelli una chat è per sempre. Non viene ridondata su qualche server del Grande Fratello. In capo a pochi minuti, sullo spazio disco liberato, dov’era registrato il tuo messaggio, ci viene scritto quello successivo di un altro, con buona pace di qualsiasi giudice che dovesse richiedere la trascrizione della tua chat fra qualche anno. Questo è quello che voglio.
A proposito di privacy. Avete provato ad entrare nel vostro Account Setting (impostazioni account) di Facebook? È impressionante cosa hanno registrato su di voi, per sempre. Dateci un’occhiata. Quello è solo la parte visibile, cioè quella che a loro non crea problema nascondere. Date un’occhiata li e poi… fate vobis!

Il mondo intero è su WhatsApp e io non più? Pace. Avete bisogno di WhatsApp altrimenti la vostra amica non può mandarvi la foto della cena a cui eravate presenti anche voi? Capisco che sia un grosso problema… Se vi diverte essere legati sempre mani e piedi, non ci posso fare niente. Non era per questo che erano nate le app di messaggistica. Erano nate per velocizzare lo scambio di messaggi. WhatsApp ha rallentato questo processo. A me non va più bene. Non posso stare sempre col telefono in mano. Devo anche vivere la vita reale. O la tecnologia mi semplifica questo rapporto, o… ciao ciao. Faccio senza.

Penso di poter vivere bene anche senza WhatsApp. Se mi dovrete contattare, sapete già che ho un telefono mobile, di cui conoscete il numero. Sapete che mi potete mandare un SMS, un iMessage o anche un Telegram. Ognuno di questi è molto più veloce da inviare e da ricevere. Anche per voi. Ho ancora tutte le mie caselle Email. Sono raggiungibile anche per telefono. Sono anche su Facebook (ancora). Mi sembra di essere anche troppo connesso così.
Ora stacco e vado a fare una camminata su per i monti, senza telefono, senza Telegram.

Grazie a tutti per la (tanta) attenzione. Ciao.